L’Australia resta formalmente un Paese libero dal morbillo, ma il margine di sicurezza si sta assottigliando pericolosamente. Secondo uno studio condotto dal National Centre for Immunisation Research and Surveillance (NCIRS) e pubblicato sull’Australian and New Zealand Journal of Public Health, nel 2019 circa 1,7 milioni di cittadini (il 6,7% della popolazione) non disponevano di un’adeguata immunità contro il virus. Gli scienziati avvertono che questo divario potrebbe essersi ulteriormente ampliato a causa del calo delle vaccinazioni pediatriche registrato dopo la pandemia di COVID-19, in un momento in cui i contagi segnalati nel Paese sono saliti dai singoli casi del 2022 a 181 nel 2025 e già a 113 nei primi mesi del 2026.
- Circa 1,7 milioni di australiani (il 6,7% della popolazione) risultavano suscettibili al morbillo nel 2019.
- I casi notificati nel Paese sono cresciuti da cifre a una sola cifra nel 2022 a 181 nel 2025 e a 113 nel 2026.
- I soggetti più vulnerabili sono i neonati e le persone nate a partire dal 1977.
- Gli esperti raccomandano il controllo della copertura vaccinale, in particolare prima di un viaggio all’estero.
«L’Australia rimane una storia di successo per l’eliminazione del morbillo, ma i nostri risultati dimostrano che siamo più vicini al livello minimo di protezione della popolazione necessario per prevenire epidemie di quanto molti si aspettino», ha dichiarato Zoë Croker, epidemiologa dell’NCIRS e prima autrice della ricerca. La studiosa ha sottolineato come l’immunità complessiva rilevata nel 2019 fosse del 93,3%, una quota collocata al limite inferiore dell’intervallo compreso tra il 93% e il 95% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire l’immunità di gregge.
I ricercatori mettono in guardia sul rischio di nuovi focolai
La ricerca ha evidenziato che la copertura non è uniforme. I tassi di suscettibilità più elevati si riscontrano tra i lattanti troppo piccoli per completare il ciclo vaccinale e tra le persone nate dal 1977 in poi, fasce d’età per le quali la quota di individui non protetti supera il 5%. Inoltre, la fascia d’età compresa tra i 15 e i 35 anni ha rappresentato la metà di tutti i casi di morbillo confermati nel Paese tra il 2008 e il 2022.
«Il morbillo è una delle malattie più contagiose conosciute. Anche divari immunitari relativamente piccoli nelle comunità possono creare opportunità di diffusione per il virus quando vengono importati casi dall’estero», ha evidenziato Croker.
Poiché molte delle persone nate dalla fine degli anni ’70 viaggiano frequentemente oltreconfine e stanno crescendo figli piccoli, il rischio che il virus venga introdotto nei contesti familiari e scolastici appare concreto. Questo implica che la tenuta della protezione collettiva non dipende soltanto dalle medie nazionali, ma dall’assenza di sacche territoriali o anagrafiche scoperte, dove l’arrivo di una singola persona infetta può innescare una catena di contagi locali.
Il confronto internazionale e le indicazioni della sanità pubblica
L’Australia mantiene lo status di Paese privo di morbillo dal 2014, ma il quadro epidemiologico globale suggerisce cautela. Paesi ad alto reddito come Canada, Spagna e Regno Unito hanno recentemente perso questo riconoscimento a causa della ripresa delle infezioni e dei viaggi internazionali.
«Ciò che è accaduto all’estero ci ricorda che lo status di eliminazione non è garantito per sempre: deve essere mantenuto attivamente», ha affermato il professor Frank Beard, condirettore dell’NCIRS e autore senior dello studio. «È probabile che vi siano comunità o regioni in cui le lacune immunitarie sono sostanzialmente più elevate della media nazionale, aumentando il rischio di focolai locali».
Le linee guida sanitarie australiane suggeriscono la vaccinazione a chiunque sia nato dal 1966 in poi e non abbia prove documentate di aver ricevuto due dosi di vaccino o di possedere un’immunità naturale. Per chi pianifica spostamenti internazionali, gli esperti raccomandano di verificare la propria posizione con un medico: la somministrazione di dosi di richiamo è raccomandata e sicura qualora sussistano dubbi sul proprio stato vaccinale.































