Per la prima volta dopo quasi cinquecento anni, la tradizionale caccia ai giovani esemplari di sula sulle isole scozzesi è stata bloccata. L’agenzia per il patrimonio naturale della Scozia, NatureScot, ha annunciato il divieto per l’anno in corso, respingendo la richiesta presentata dal gruppo di cacciatori “Men of Ness” per prelevare fino a 2.000 uccelli. La misura nasce da preoccupazioni di carattere conservazionistico, legate alle analisi scientifiche più recenti sulla salute della popolazione locale di uccelli marini, gravemente colpita dagli effetti delle recenti epidemie di influenza aviaria che ne hanno compromesso la consistenza numerica.
- NatureScot ha negato la licenza per la caccia a 2.000 giovani sula sull’isola disabitata di Sula Sgeir.
- La tradizione della caccia, praticata dal gruppo “Men of Ness”, è documentata fin dal 1549.
- Il divieto è stato stabilito per tutelare la colonia di volatili dopo le morie dovute all’influenza aviaria tra il 2021 e il 2023.
- I cacciatori potranno presentare una nuova richiesta di licenza a partire dal 2027.
Una tradizione secolare nata per la sopravvivenza
Le prime testimonianze scritte della caccia, nota come “Guga Hunt”, risalgono al 1549. Storicamente, questa spedizione vedeva i cacciatori intraprendere un viaggio di 64 chilometri (circa 40 miglia) in mare aperto verso l’isola disabitata e rocciosa di Sula Sgeir, situata al largo della costa nord-occidentale della Scozia.
Durante la spedizione, i giovani volatili venivano prelevati dalle scogliere con un’asta speciale, abbattuti e salati prima di essere trasportati sull’Isola di Lewis. La carne degli uccelli marini selvatici ha rappresentato per secoli una risorsa alimentare indispensabile per le comunità locali impoverite che vivevano in un ambiente impervio. La carne, chiamata “guga”, viene tradizionalmente bollita a lungo e servita accompagnata da patate.
Il blocco della licenza per tutelare la colonia
Tra il 2021 e il 2023, la popolazione di sula dell’area ha subito morie di massa a causa di un’ondata di influenza aviaria. Valutando le richieste per l’anno in corso, l’autorità pubblica NatureScot ha concluso che, sulla base dei dati scientifici più aggiornati, lo svolgimento della caccia potrebbe causare un impatto negativo sulla colonia nel 2026.
La decisione giunge dopo anni di polemiche e petizioni promosse dalle associazioni per i diritti degli animali. Nonostante la forte opposizione degli ambientalisti, molti residenti hanno espresso rammarico per la sospensione di un’usanza plurisecolare. Il residente locale John Malcolm, 46 anni, ha definito il provvedimento inevitabile ma dispiacevole, difendendo la sostenibilità di una pratica tramandata per quattro secoli.
La finestra aperta per una ripresa nel 2027
L’interruzione della caccia rappresenta una decisione di gestione faunistica che evidenzia come la tutela delle specie a rischio possa temporaneamente prevalere sul mantenimento del patrimonio culturale locale.
NatureScot ha precisato che il divieto riguarda l’anno in corso, ma i cacciatori avranno la possibilità di presentare una nuova richiesta di licenza per la caccia nel 2027.
Fino ad allora, le autorità monitoreranno lo stato della colonia per verificare se i livelli della popolazione di uccelli marini saranno sufficienti a sostenere un eventuale ripristino dell’antica tradizione.
Ritenete che le tradizioni plurisecolari debbano sempre cedere il passo alla tutela ambientale o che si debbano cercare soluzioni d’compromesso? Condividete il vostro punto di vista nei commenti.





























