Le tensioni nel Medio Oriente e lungo le rotte strategiche del Golfo Persico raggiungono un nuovo punto di inflessione. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato di colpire a breve il sito nucleare sotterraneo iraniano di Pickaxe Mountain, noto in farsi come Kuh-e Kolang Gaz La. Parlando alla Casa Bianca al fianco del presidente libanese Joseph Aoun, Trump ha affermato che l’azione militare contro l’area avverrà «molto presto», sostenendo che Teheran non potrà impedirlo. La struttura, situata nella provincia di Isfahan, è da tempo al centro dei timori internazionali per il possibile trasferimento di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio.
- Donald Trump ha preannunciato possibili bombardamenti statunitensi contro il complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain.
- L’impianto si trova tra gli 80 e i 100 metri di profondità, una quota che sfida l’efficacia delle bombe penetranti americane.
- L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) non ha mai ottenuto l’accesso alla struttura per effettuare verifiche.
Una roccaforte scavata nella roccia per proteggere le centrifughe
Il complesso di Pickaxe Mountain si estende per circa 2,7 chilometri quadrati nel plateau centrale dell’Iran, a circa due chilometri dall’impianto di Natanz e 225 chilometri a sud di Teheran. I lavori di costruzione nell’area sono accelerati a partire dal 2020, in seguito all’esplosione che distrusse il laboratorio per l’assemblaggio delle centrifughe avanzate a Natanz, un episodio che le autorità iraniane definirono un atto di sabotaggio.
Analisi condotte su immagini satellitari indicano che le gallerie del sito si snodano a una profondità compresa tra gli 80 e i 100 metri sotto la montagna. Questa caratteristica rende il complesso particolarmente ostico per le opzioni militari convenzionali.
Le ordigni antibunker statunitensi GBU-57 sono progettati per penetrare fino a circa 60 metri di terreno prima di detonare, sollevando dubbi sulla reale capacità di distruggere le strutture più profonde.
Dal punto di vista strategico, questo implica che un eventuale attacco aereo potrebbe mirare non tanto alla distruzione completa dei bunker sotterranei, quanto al siluramento degli ingressi dei tunnel e delle infrastrutture di supporto superficiali, rendendo l’impianto del tutto inagibile.
Il nodo delle ispezioni AIEA e la corsa all’arricchimento
L’assenza di trasparenza sul sito alimenta l’incertezza della comunità internazionale. Il direttore generale dell’AIEA, Rafael Grossi, ha più volte confermato che gli ispettori dell’agenzia ONU non hanno mai potuto varcare la soglia di Pickaxe Mountain. Di conseguenza, non è stato possibile verificare ufficialmente se nella struttura sia già presente materiale nucleare o macchinari attivi.
Secondo valutazioni dell’intelligence israeliana diffuse nel 2026, Teheran potrebbe aver trasferito nel complesso migliaia di componenti per centrifughe a seguito delle campagne di bombardamento del 2025 che avevano colpito i siti di Fordo, Isfahan e Natanz. L’Iran dispone attualmente di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, un livello significativamente superiore alle esigenze civili e non lontano dalla soglia del 90% necessaria per uso bellico.
Gli equilibri geopolitici e la successione a Teheran
Le minacce statunitensi si inseriscono in un quadro di scontro aperto tra Washington e Teheran che tocca snodi vitali come lo Stretto di Hormuz e coinvolge altri impianti della regione, tra cui la centrale di Bushehr e il sito emiratino di Barakah, entrambi citati nel contesto delle recenti ostilità. L’Iran ha già avvertito che risponderà a qualsiasi ulteriore attacco contro le proprie infrastrutture atomiche.
La crisi si sviluppa inoltre in una fase di transizione al vertice della Repubblica Islamica. Dopo la morte della Suprema Guida Ayatollah Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio all’inizio del conflitto, la guida del Paese è passata al figlio Mojtaba Khamenei, il quale non ha ancora reso pubblica la propria posizione formale sullo sviluppo di armi atomiche.





























