Il futuro di Final Fantasy passa dall’ascolto dei giocatori, ma anche dalla libertà di cambiare linguaggio e stile visivo. È la prospettiva delineata da Yoshinori Kitase in un’intervista a Open durante Lucca Comics & Games 2026. Parlando di Revelation, presentato nell’intervista come il terzo capitolo della trilogia remake di Final Fantasy VII, Kitase ha spiegato il peso dei riscontri del pubblico nella costruzione dei personaggi. Ha inoltre indicato uno spazio per progetti diversi dai capitoli numerati, senza annunciare una decisione definitiva sul prossimo impiego della squadra di sviluppo.
- Secondo Kitase, i commenti dei fan hanno contribuito a individuare aspetti dei protagonisti da approfondire nella trilogia remake.
- Non è stata ancora presa una decisione definitiva sul mantenimento della squadra per il prossimo progetto.
- La prospettiva descritta per Final Fantasy affianca ricerca tecnologica e giochi con stili e atmosfere nostalgiche.
I personaggi guidano il lavoro sul remake
Il punto su cui Kitase insiste non è soltanto la rielaborazione dell’avventura originale, ma il percorso dei suoi protagonisti. Le osservazioni dei giocatori, racconta, hanno aiutato gli autori a capire quali aspetti delle personalità e delle storie risultassero poco esplorati. Questo confronto ha avuto un peso particolare nei nuovi contenuti e nel terzo capitolo.
L’obiettivo dichiarato è una narrazione coerente, capace di concludere in modo soddisfacente le vicende di tutti, indipendentemente dalle preferenze del pubblico per un personaggio o per un altro.
Per chi gioca, questo significa che il confronto con l’originale riguarda anche ciò che viene approfondito, non soltanto ciò che viene ricreato.
Un remake, infatti, ricostruisce un’opera già esistente e può ripensarne anche la narrazione: è uno spazio creativo diverso dalla semplice riproposizione dello stesso gioco. Nel caso descritto da Kitase, l’ascolto dei fan entra proprio in questo margine di rielaborazione.
La saga lascia spazio anche a produzioni diverse
La direzione prospettata per Final Fantasy non coincide con un unico modello produttivo. Kitase distingue i capitoli numerati, orientati alle tecnologie più recenti, dai giochi satellite, nei quali sperimentare soluzioni grafiche differenti e recuperare atmosfere nostalgiche.
Nella sua spiegazione c’è anche una ragione produttiva: realizzare un nuovo capitolo numerato richiede molto tempo e costi che definisce sempre più elevati. Le altre produzioni possono quindi offrire ai fan qualcosa da giocare durante l’attesa.
La distinzione aiuta a leggere le sue parole: sperimentare, in questa prospettiva, non significa soltanto spingere in avanti la tecnologia. Può voler dire anche scegliere un linguaggio visivo diverso, senza farne necessariamente il modello per tutta la serie.
Il prossimo progetto della squadra resta da decidere
Sul futuro del gruppo che ha lavorato a Rebirth e Revelation, Kitase non dà una conferma definitiva. Sottolinea però che le competenze sono maturate durante lo sviluppo e considera possibile che il nucleo della squadra continui a lavorare insieme a qualcosa di nuovo nell’universo di Final Fantasy.
È una prospettiva che collega anche alla propria eredità professionale. Di formazione cinematografica, Kitase racconta di aver incontrato, lavorando a Final Fantasy XIII, autori delle sequenze narrative cresciuti con la computer grafica e capaci di immaginare immagini lontane dalle sue abitudini. Il messaggio che vorrebbe lasciare è la disponibilità a riconoscere questi cambiamenti e a continuare a imparare.
Per il futuro di Final Fantasy preferireste nuove sperimentazioni tecnologiche o più spazio a giochi dal gusto nostalgico?































