Nei pronto soccorso statunitensi il fenomeno del “boarding” — l’attesa prolungata di un letto di degenza dopo la decisione di ricovero — sta evidenziando gravi lacune organizzative. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica JAMA e condotto dalla rete di ricerca RESQUE-NET mostra che circa il 23% dei pazienti già accettati per il ricovero generale attende almeno quattro ore prima di effettuare la transizione formale verso le cure di degenza vera e propria. In diversi casi, l’attesa per l’effettivo passaggio di consegne tra la medicina d’urgenza e i reparti supera le 12 o 24 ore.
- Il 23% dei pazienti in attesa di un letto in pronto soccorso attende almeno quattro ore per l’avvio delle cure di degenza.
- La ricerca condotta da RESQUE-NET su 56 ospedali statunitensi rileva attese che in alcuni casi raggiungono le 24 ore.
- Gli anziani, gli assistiti Medicare e i pazienti cronici complessi registrano i ritardi più marcati.
Le voci dei medici sul doppio ritmo della medicina d’urgenza
“I reparti di emergenza non controllano chi arriva né quando. Le ambulanze continuano a giungere e le sale d’attesa si riempiono”, ha spiegato Alex Janke, docente di medicina d’urgenza alla University of Michigan e co-primo autore dello studio. Secondo lo specialista, la medicina d’urgenza è strutturata per la diagnosi rapida e la stabilizzazione dei casi critici, mentre l’assistenza al ricovero risponde a logiche e tempi completamente differenti.
“L’assistenza ai ricoverati segue un orologio diverso, coordinando risorse cliniche, diagnosi e piani di dimissione nell’arco di diversi giorni”, ha sottolineato Janke, avvertendo che i ritardi in questo passaggio possono rivelarsi pericolosi per i pazienti.
Lo studio, che ha coinvolto anche Adrian Haimovich del Beth Israel Deaconess Medical Center e Ari Friedman della University of Pennsylvania, evidenzia come il problema sia ormai sistemico. “Il boarding nei pronto soccorso è endemicamente diffuso negli Stati Uniti. Le strutture sanitarie devono disporre di piani operativi per assegnare risorse ai team clinici e garantire la sicurezza di chi attende”, ha ribadito Janke.
I pazienti anziani e complessi subiscono i ritardi più lunghi
La soglia delle quattro ore presa in esame dai ricercatori si basa sugli standard definiti dalla Joint Commission, che considera il boarding protratto oltre tale limite un potenziale pericolo per la sicurezza del paziente. Durante questa fase di transizione, la presa in carico da parte dei medici di reparto e dei farmacisti ospedalieri risulta essenziale per gestire terapie farmacologiche articolate o programmare valutazioni fisioterapiche.
L’analisi sui dati di 56 ospedali mostra che i tempi di attesa per la presa in carico sono particolarmente elevati nei grandi complessi ospedalieri, nelle strutture ad alto afflusso di utenti sostenuti da Medicaid e nei centri universitari di formazione medica. A livello demografico, le attese più estese riguardano i pazienti con più di 65 anni, i beneficiari di Medicare e le persone con quadri clinici di maggiore gravità.
Trasparenza e nuovi requisiti federali a partire dal 2027
Entro il 2030, le prestazioni degli ospedali relative alla gestione dei tempi di attesa in pronto soccorso influenzeranno direttamente i rimborsi del programma pubblico Medicare.
Per contrastare la crisi della capacità ricettiva, le autorità sanitarie statunitensi hanno previsto una tabella di marcia stringente. A partire da gennaio 2027, i sistemi di cartella clinica elettronica cominceranno a inviare dati anonimi sui percorsi dei pazienti ai sistemi di monitoraggio federali, un obbligo che diventerà esteso a tutte le strutture nel 2028. Le informazioni saranno pubblicate sul sito Care Compare. In parallelo, il Congresso sta valutando un progetto di legge inteso ad aumentare la trasparenza sulla disponibilità effettiva dei posti letto negli ospedali.
Qual è la vostra esperienza con i tempi di attesa e l’organizzazione dei reparti di pronto soccorso? Lasciate un commento per condividere la vostra opinione.































