Tensione diplomatica ai massimi livelli tra Roma e Madrid alla vigilia della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha criticato apertamente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, definendolo non all’altezza nella gestione dell’emergenza migratoria dopo le decisioni di Roma di sospendere lo spazio Schengen con la Spagna. Le dichiarazioni giungono a seguito dei massicci arrivi registrati nell’exclave spagnola di Ceuta. In risposta, fonti del ministero dell’Interno italiano hanno difeso l’operato del governo, rivendicando una drastica riduzione degli sbarchi sulle coste nazionali rispetto agli anni precedenti.
- Il ministro degli Esteri spagnolo Albares accusa il governo italiano di non essere stato all’altezza della crisi migratoria.
- Il Viminale risponde evidenziando un calo degli sbarchi in Italia del 55% nell’ultimo anno e dell’82% rispetto al 2023.
- A Ceuta si stima la presenza residua di 3.000-5.000 persone, dopo il rientro in Marocco di oltre 73.000 migranti.
- Bruxelles valuta il modello italiano di hub extra-UE in vista del vertice d’emergenza dei ministri dell’Interno.
Lo scontro diplomatico e l’emergenza al confine nordafricano
La recente crisi di Ceuta ha riacceso il dibattito politico tra i Paesi del Mediterraneo. Nel corso di un’intervista all’emittente televisiva Rtve, il ministro Albares ha sostenuto che l’Italia continua ad affrontare criticità a Lampedusa senza trovare soluzioni definitive, ricordando come in passato la Spagna abbia offerto solidarietà accogliendo quote di migranti giunti nella penisola.
La replica italiana non si è fatta attendere. Fonti del Viminale hanno evidenziato che in Italia si è registrato un crollo degli arrivi di migranti irregolari del 55% rispetto allo scorso anno e di circa l’82% rispetto al 2023. Sul fronte opposto, le autorità di Ceuta riferiscono che tra 3.000 e 5.000 persone si trovano ancora nella città autonoma, mentre oltre 73.000 sono state riaccompagnate in Marocco.
Le stime sulle vittime dell’ondata migratoria restano discordanti: il ministero dell’Interno marocchino indica 11 decessi, mentre Madrid segnala almeno 72 morti e le autorità di Ceuta riferiscono di 88 corpi recuperati in mare.
La ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, ha chiesto al governo di Rabat di fare piena luce sulle organizzazioni di trafficanti e sulla disinformazione che ha spinto centinaia di giovani verso il confine marittimo e terrestre.
La spaccatura tra i Paesi di primo approdo e la solidarietà europea
L’exclave di Ceuta rappresenta, insieme a Melilla, l’unica frontiera terrestre diretta tra il continente africano e l’Unione Europea. Questa peculiarità geografica rende la gestione dei suoi confini un tema di rilevanza comunitaria e non solo nazionale.
Per l’Italia e la Spagna, questo scontro implica che la gestione delle frontiere esterne resta un nodo politico irrisolto, capace di incrinare i rapporti bilaterali anche tra nazioni che affrontano pressioni geografiche analoghe. La posizione di Madrid punta su una maggiore redistribuzione e solidarietà immediata, mentre l’approccio di Roma privilegia la chiusura preventiva delle rotte e il controllo rigoroso dei transiti all’interno dell’area di libera circolazione.
L’Unione Europea si prepara al vertice e valuta il modello Albania
In vista della riunione d’emergenza chiesta da 22 Paesi membri, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha inviato una lettera al premier spagnolo Pedro Sánchez. Nella missiva si ribadisce l’impegno di Bruxelles a sostenere Madrid e si individuano cinque aree di intervento: cooperazione con i Paesi terzi, rafforzamento delle frontiere esterne, sistemi di allerta, smantellamento delle reti di trafficanti e incremento dei rimpatri.
Al vertice dei ministri dell’Interno, l’Italia intende presentare la proposta di istituire hub per il rimpatrio fuori dai confini dell’Unione, sul modello dell’accordo siglato con l’Albania, ipotizzando strutture in Paesi come Uganda o Montenegro.
Sebbene la Commissione si sia detta aperta a valutare proposte concrete di cooperazione strategica, resta da chiarire la questione relativa ai finanziamenti necessari per la realizzazione di tali centri esterni.





























