Il giudice federale di San Francisco, James Donato, ha ordinato a Google di rimuovere gli ostacoli che rendono complessa l’installazione di store di applicazioni alternativi sul sistema operativo Android. Durante un’udienza scaturita dal contenzioso antitrust con Epic Games, il magistrato ha criticato la presenza di passaggi e schermate superflue all’interno del Google Play Store, definendoli come un’inutile frizione anticoncorrenziale. A Google è stato concesso un termine rigido di una settimana per correggere l’algoritmo di ricerca, eliminare messaggi d’avviso ridondanti e garantire la presenza di un pulsante di installazione diretta per i marketplace concorrenti.
- Il giudice James Donato ha dato sette giorni a Google per adeguare l’interfaccia del Play Store.
- Una dimostrazione in aula ha evidenziato che la ricerca di store terzi generava risultati irrilevanti o passaggi di installazione macchinosi.
- Google ha accettato di sostituire il tasto di visualizzazione con il comando di installazione diretta per i marketplace rivali.
Le dimostrazioni in aula svelano gli ostacoli del Play Store
Durante la seduta in tribunale, i legali di Epic Games hanno mostrato tramite una simulazione dal vivo le difficoltà incontrate dagli utenti nell’accesso agli store concorrenti. Cercando la dicitura generica per i negozi di app nel Play Store, il sistema restituiva tra i primi risultati catene fisiche come Walmart anziché i marketplace digitali.
Anche cercando direttamente marketplace terzi già integrati come Aptoide, l’interfaccia non mostrata un normale elenco di applicazioni, ma indirizzava l’utente verso un banner con un passaggio di conferma aggiuntivo. Oltre a ciò, al posto del consueto pulsante di installazione rapida, compariva una schermata intermedia con il tasto di sola visualizzazione.
Il giudice Donato ha definito inaccettabile la presenza di passaggi intermedi non previsti per le applicazioni tradizionali, ordinando a Google di eliminare ogni schermata di avviso priva di reale utilità.
I precedenti giudiziari e la pressione regolatoria su Android
La decisione si inserisce nel più ampio scontro legale avviato da Epic Games contro le politiche di distribuzione del colosso di Mountain View. Nel 2023, una giuria ha stabilito all’unanimità che Google deteneva un monopolio illegale nella distribuzione delle applicazioni Android. Successivamente, nel 2024, il tribunale ha tracciato le linee guida per riaprire il mercato, portando a un accordo formale verso la fine del 2025.
Sebbene la società avesse annunciato il supporto ai negozi di terze parti e iniziato la loro distribuzione nel Play Store, l’attuazione pratica è stata ritenuta insufficiente dal tribunale. L’imposizione di una procedura priva di ostacoli risulta fondamentale per la concorrenza: per gli sviluppatori e i grandi marchi, la presenza di ostacoli nell’esperienza utente rischierebbe di disincentivare del tutto il lancio di marketplace alternativi.
Sette giorni per adeguare ricerche e pulsanti
Le disposizioni del giudice impongono modifiche immediate sia agli algoritmi di ricerca sia all’interfaccia grafica. Google dovrà fare in modo che qualsiasi ricerca inerente ai negozi di app mostri correttamente i marketplace alternativi, accettando variazioni di testo corrispondenti ad almeno il 70 percento della formulazione corretta.
Inoltre, il pulsante per avviare il download dovrà recare direttamente la dicitura di installazione, del tutto analoga a quella delle comuni applicazioni. I rappresentanti legali di Google hanno confermato in aula che si adegueranno alle disposizioni entro il termine di una settimana stabilito dal giudice.
Ritenete che l’integrazione diretta di store alternativi nel Play Store cambierà le abitudini degli utenti Android? Scrivete il vostro punto di vista nei commenti.































