Un gruppo di ricerca guidato dal professor Ryuichi Tatsumi della Facoltà di Agraria dell’Università di Kyushu ha individuato una molecola in grado di proteggere e rafforzare i segnali chimici necessari alla riparazione dei muscoli scheletrici. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports, si concentra sull’uso del trisolfuro di acido lipoico (LASSS), un composto a base di zolfo che potrebbe aiutare a mantenere la forza muscolare e a contrastare il degrado legato all’età o all’inattività prolungata.
- La molecola LASSS riduce la nitrazione della proteina HGF, preservando la capacità di riparare i muscoli.
- In laboratorio, un dosaggio specifico ha più che raddoppiato l’affinità della proteina per i recettori staminali.
- I primi test sui topi mostrano una protezione concreta contro l’atrofia muscolare da inattività.
La modifica chimica indotta dal composto permette di generare una variante potenziata della proteina riparatrice, in grado di resistere al deterioramento e di legarsi con maggiore efficacia ai recettori delle cellule staminali.
Come il processo di invecchiamento compromette la rigenerazione muscolare
Il tessuto muscolare scheletrico è tra i primi a subire un calo prestazionale con il passare degli anni. L’invecchiamento comporta debolezza, accumulo di grasso all’interno del muscolo, formazione di cicatrici e la perdita delle fibre a contrazione rapida, fondamentali per i movimenti scattanti e di potenza. In condizioni fisiologiche ideali, la rigenerazione è stimolata dal fattore di crescita degli epatociti (HGF), una proteina presente nella rete di supporto attorno alle fibre muscolari. In presenza di lesioni o sollecitazioni meccaniche, l’HGF si rilascia e si lega ai recettori c-Met presenti sulle cellule satellite, ovvero le cellule staminali del muscolo, risvegliandole dal riposo per farle proliferare e riparare i tessuti.
L’avanzare dell’età interferisce con questo meccanismo. Precedenti indagini del team avevano rivelato che l’HGF va incontro a un processo chimico di nitrazione, con l’aggiunta di un gruppo nitro in due punti specifici della proteina, denominati Y198 e Y250. Una volta modificato, l’HGF perde la capacità di agganciarsi al recettore, comportandosi come una chiave arrugginita che non entra più nella serratura, fattore considerato tra le cause principali del deperimento muscolare.
La reazione del trisolfuro di acido lipoico e l’effetto potenziato
Per bloccare questa alterazione, i ricercatori hanno valutato due composti a base di zolfo noti per le loro proprietà antiossidanti: il trisolfuro di glutatione (GSSSG) e il trisolfuro di acido lipoico (LASSS). Entrambi appartengono alla classe dei trisolfuri, caratterizzati da tre atomi di zolfo legati consecutivamente. Nei primi test, sia GSSSG che LASSS hanno ridotto la nitrazione nei siti Y198 e Y250, senza però ripristinare del tutto l’attività della proteina.
Portando il rapporto molare tra HGF e trisolfuro da 1:4000 a 1:8000, gli scienziati hanno riscontrato un fenomeno inatteso. Con il solo impiego del LASSS, l’affinità di legame dell’HGF verso il recettore c-Met è aumentata di oltre due volte rispetto alla proteina non trattata, mostrando al contempo una maggiore resistenza ai danni della nitrazione, specialmente nel sito Y198. Il composto GSSSG non ha invece mostrato alcun effetto simile.
L’interazione diretta tra LASSS e HGF sembra indurre una sottile modifica strutturale nella proteina, creando una forma altamente efficiente che si lega saldamente ai recettori cellulari anche in ambienti ossidativi.
Dalle prove di laboratorio ai test sui modelli animali
Per verificare se l’effetto protettivo fosse valido anche nei tessuti viventi, i ricercatori hanno impiegato un modello murino di atrofia muscolare causata da sospensione caudale. I topi pretrattati con LASSS hanno registrato un calo significativo della nitrazione rispetto agli animali non trattati, confermando l’efficacia del composto in vivo, mentre il GSSSG non ha mostrato benefici.
Questa scoperta apre nuove strade verso strategie volte a preservare la capacità di riparazione muscolare durante la vecchiaia, l’allettamento prolungato o l’inattività. L’effetto del LASSS potrebbe trovare applicazione sia nella salute umana sia in ambito veterinario per animali da compagnia come cani e gatti, aiutando a mantenere l’autonomia funzionale negli anni avanzati. Saranno tuttavia necessari ulteriori studi su animali anziani per valutarne la sicurezza e la reale efficacia complessiva.
Ritenete che le terapie contro il deperimento muscolare legato all’età debbano diventare una priorità della ricerca medica? Esprimete la vostra opinione nei commenti.





























