La Apollo EVO arriva in Nord America con il primo esemplare di produzione, battezzato Caribbean Dragon e presentato al Concours at Wynn Las Vegas. Dopo la presentazione mondiale al Goodwood Festival of Speed 2026, la casa tedesca porta negli Stati Uniti una hypercar destinata esclusivamente alla pista: motore V12 aspirato da 800 hp, struttura in carbonio e appena dieci esemplari previsti. Il prezzo è di circa 3,3 milioni di dollari statunitensi. Dietro le forme elaborate, il progetto punta su peso contenuto, aerodinamica attiva e soluzioni derivate dalle competizioni, rinunciando sia alla sovralimentazione sia all’elettrificazione.
- La produzione della Apollo EVO è limitata a dieci esemplari, con un prezzo di circa 3,3 milioni di dollari ciascuno.
- Il V12 aspirato da 6,3 litri sviluppa 800 hp e 765 Nm di coppia a 6.750 giri/min.
- Le prestazioni dichiarate comprendono lo scatto da 0 a 97 km/h in 2,7 secondi e una velocità massima di 335 km/h.
- La EVO è destinata esclusivamente all’uso in pista.
Il V12 aspirato incontra una trasmissione da competizione
Il motore nasce dalla collaborazione con Autotecnica Motori e HWA AG, su un’architettura di origine Ferrari. A trasmetterne la potenza non c’è un cambio a doppia frizione, ma un sequenziale Hewland a sei rapporti, con comando elettropneumatico attraverso le palette al volante.
Un cambio sequenziale prevede il passaggio ordinato da un rapporto a quello adiacente: una soluzione tipica delle competizioni. Sulla Apollo EVO questa scelta si accompagna a una costruzione leggera, con una massa complessiva dichiarata di 1.300 kg e una monoscocca in fibra di carbonio che pesa 105 kg.
Il legame con il motorsport risale alle origini dell’azienda, fondata in Germania nel 2004 come Gumpert Sportwagenmanufaktur da Roland Gumpert, già responsabile di Audi Sport.
L’aerodinamica conta quanto la potenza
La carrozzeria comprende oltre 75 pannelli in carbonio. Pinne longitudinali, canalizzazioni e diffusore posteriore lavorano insieme a un’ala attiva, azionata idraulicamente e capace di modificare il proprio angolo in meno di un secondo.
A 300 km/h, il carico aerodinamico dichiarato raggiunge 1.350 kg: più della massa della vettura.
Il carico aerodinamico è la forza che spinge l’auto verso l’asfalto, aumentando il potenziale di aderenza degli pneumatici. Questo significa che, per interpretare le capacità della EVO in circuito, il solo dato della potenza non basta: conta anche il lavoro delle superfici alle diverse velocità.
Completano l’impostazione le sospensioni pushrod su entrambi gli assi, gli ammortizzatori regolabili, i freni carboceramici e i cerchi forgiati con fissaggio monodado, abbinati a pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2 R.
La serie limitata parte dalla Caribbean Dragon
L’esemplare mostrato a Las Vegas introduce un abitacolo con carbonio dalle tonalità blu, rivestimenti bianchi e tre schermi digitali sopra il volante da corsa. La posizione di guida si adatta attraverso una pedaliera scorrevole, anziché affidarsi alla consueta regolazione del sedile.
Secondo Apollo, come riportato da New Atlas, la sola finitura manuale della carrozzeria ha richiesto oltre 1.000 ore di lavoro, con verniciatura applicata in più strati. Tra gli optional figura uno scarico in titanio con lavorazione Dragon Skin stampata in 3D, che assume riflessi blu quando si scalda.
Il limite dei dieci esemplari definisce la dimensione del progetto. Per chi la acquisterà, però, il vincolo decisivo sarà l’utilizzo: essendo riservata alla pista, la EVO non potrà essere impiegata come una sportiva stradale, indipendentemente dal prezzo.
In una hypercar da pista, vi convince di più questa formula con V12 aspirato e peso contenuto oppure preferite una motorizzazione ibrida?































