I sigilli dell’appartamento di Milano in cui è stata uccisa Pamela Genini sarebbero stati manomessi e dalla casa mancherebbero i suoi gioielli. È quanto emerso dalla trasmissione di Canale 5 «Dentro la notizia», condotta da Gianluigi Nuzzi, e ripreso anche dall’ANSA. I familiari della 29enne avrebbero scoperto l’accaduto il 28 ottobre, quando si sono recati nell’abitazione per recuperare i suoi beni, come concordato con gli avvocati. Secondo il loro racconto, le stanze erano in disordine e sulla porta non c’erano segni di effrazione. Nell’appartamento sarebbero stati trovati anche guanti in lattice di provenienza sconosciuta.
- La famiglia riferisce di aver trovato contenitori di gioielli vuoti nell’appartamento di Pamela Genini.
- La madre ha dichiarato che sulla porta non erano presenti segni di effrazione.
- Secondo il resoconto, dopo i primi accertamenti l’abitazione è stata nuovamente sigillata.
I familiari raccontano la scoperta nell’appartamento
A descrivere le condizioni della casa è stato Pier Giuseppe, compagno della madre di Pamela. Al loro arrivo, ha raccontato, all’esterno sarebbe rimasto soltanto un cartellino fissato con lo scotch. All’interno, le scatole dei gioielli erano vuote e sparse: secondo la sua testimonianza, mancavano «tutti i gioielli».
La madre, Una Smirnova, ha collegato l’assenza di danni alla porta alla possibilità che qualcuno disponesse delle chiavi. «Non saprei chi potrebbe essere entrato — ha dichiarato in collegamento — Non c’erano segni di effrazione, chi è entrato aveva le chiavi».
Quella dell’accesso con le chiavi resta la ricostruzione della madre: l’identità di chi potrebbe essere entrato e le modalità dell’ingresso sono ancora da accertare.
Secondo quanto riportato da Open, la polizia scientifica avrebbe rinvenuto un paio di guanti in lattice tra gli scaffali. Dopo i primi rilievi, l’appartamento sarebbe stato nuovamente sigillato; sono in corso ulteriori approfondimenti.
I sigilli servono a impedire accessi non autorizzati
I sigilli giudiziari servono a preservare un luogo o un bene sottoposto a vincolo, impedendo che venga utilizzato o alterato senza autorizzazione. Per questo, nel caso dell’abitazione di Pamela Genini, gli accertamenti non riguardano soltanto gli oggetti che i familiari dichiarano mancanti, ma anche l’ipotesi di un ingresso non autorizzato.
La distinzione è importante: l’assenza di segni di effrazione, da sola, non permette di stabilire chi sia entrato. Anche il ritrovamento dei guanti, senza ulteriori riscontri sulla loro provenienza, non consente di attribuire responsabilità.
Il processo per l’omicidio e l’indagine sulla tomba
Pamela Genini, imprenditrice e modella originaria di Strozza, nel Bergamasco, è stata uccisa il 14 ottobre 2025 nella sua abitazione nel quartiere Gorla. Per l’omicidio è imputato l’ex compagno Gianluca Soncin, detenuto. Il processo è iniziato il 4 giugno 2026 davanti alla Corte d’Assise di Milano.
Un’altra indagine riguarda la profanazione della sua tomba nel cimitero di Strozza, scoperta dalla famiglia il 23 marzo 2026. In quel procedimento è indagato Francesco Dolci, ex compagno di Pamela, che ha sempre respinto le accuse. Le responsabilità restano da accertare: i resoconti disponibili non indicano un collegamento tra la profanazione e il presunto ingresso nell’appartamento milanese.































