Un nuovo studio della University of Pittsburgh School of Medicine, pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha dimostrato che la stimolazione cerebrale profonda (DBS) a bassa frequenza può migliorare i disturbi del linguaggio e della deglutizione causati da un trauma cranico. La ricerca ha evidenziato che l’applicazione di impulsi elettrici a bassa frequenza nel talamo motorio aiuta a rafforzare le vie nervose compromesse, aumentando il controllo dei muscoli facciali e della lingua. I risultati aprono nuove prospettive per parziali recuperi verbali in pazienti con gravi lesioni cerebrali.
- La stimolazione elettrica a bassa frequenza (50–80 Hz) del talamo motorio ha migliorato il controllo dei muscoli di viso e lingua.
- Nei test su un paziente con trauma cranico, l’intelligibilità delle parole è aumentata fino al 20%.
- A differenza dei trattamenti ad alta frequenza (130 Hz), questo approccio non compromette le capacità verbali.
I parametri di frequenza fanno la differenza nel recupero
I problemi di fonazione e deglutizione, noti rispettivamente come disartria e disfagia, derivano dall’interruzione dei segnali tra il cervello e i muscoli coinvolti nella parola. Tradizionalmente, la stimolazione cerebrale profonda viene impiegata ad alte frequenze — attorno ai 130 Hz — per trattare patologie come il morbo di Parkinson o il tremore essenziale, ma questa modalità tende ad avere un effetto soppressivo sul linguaggio.
I ricercatori guidati da Elvira Pirondini e Jorge A. Gonzalez-Martinez hanno quindi modificato i parametri della terapia, riducendo la frequenza di circa tre volte rispetto allo standard, portandola a un intervallo compreso tra 50 e 80 Hz.
L’esperimento ha dimostrato che la stimolazione a bassa frequenza incrementa l’attivazione dei muscoli facciali e della gola senza deteriorare le capacità verbali.
Primi risultati clinici ed evoluzione delle terapie
La procedura è stata inizialmente verificata su otto partecipanti sottoposti a impianto di DBS per tremore essenziale e dotati di vie nervose intatte, confermando l’assenza di effetti negativi sul linguaggio. Successivamente, la tecnica è stata applicata a un paziente affetto da trauma cranico con grave disartria e disfagia moderata. Durante le sessioni con stimolatore attivo, l’intelligibilità del parlato del paziente è migliorata dell’8%, del 20% e del 16% rispetto alle fasi di disattivazione. In ambito neuroriabilitativo, un incremento del 7% viene considerato clinicamente significativo, mentre una variazione del 15% rappresenta un progresso di rilevante entità.
Limiti attuali e prospettive per la neuroriabilitazione
Attualmente, le opzioni terapeutiche per le oltre cinque milioni di persone negli Stati Uniti che convivono con disartria o disfagia si basano sulla logopedia e su tecniche comportamentali, oltre a dispositivi esterni che tuttavia non ripristinano la produzione naturale della voce. L’impiego della DBS come strumento di neuromodulazione rappresenta una nuova via da esplorare, sebbene gli autori dello studio precisino che si tratta di una ricerca di prova di concetto condotta su un campione ristretto.
Saranno necessari studi più ampi per valutare la sicurezza, l’efficacia e i benefici a lungo termine su un numero maggiore di pazienti e su diverse tipologie di lesione, inclusi gli ictus.
Il team della University of Pittsburgh sta attualmente reclutando partecipanti per una nuova sperimentazione clinica della durata di quattro settimane, orientata a misurare gli effetti della stimolazione sia sulle capacità verbali sia sul controllo motorio di mano e braccio.
Ritenete che l’impiego della stimolazione cerebrale possa trasformare l’approccio alla riabilitazione neurologica nei prossimi anni? Condividete la vostra opinione nei commenti.































