Un team di scienziati della University of California – Berkeley sta valutando una strategia innovativa per il trattamento dell’obesità e dei disturbi metabolici, incentrata sull’aumento dell’attività metabolica dell’organismo. In un’indagine condotta su modelli animali, il composto sperimentale denominato TOFA ha mostrato la capacità di ridurre la massa grassa e migliorare il controllo della glicemia, mantenendo pressoché inalterato il tessuto muscolare magro. La scoperta apre la strada a un approccio terapeutico integrativo rispetto alle opzioni attuali, le quali agiscono quasi esclusivamente sulla soppressione dell’appetito.
- Il composto TOFA ha aumentato il dispendio energetico nei topi fino al 18%.
- La molecola riduce il grasso corporeo senza causare perdite rilevanti di massa muscolare magra.
- L’uso combinato con farmaci GLP-1 ha generato risultati superiori rispetto alle singole terapie.
Dalla soppressione della fame all’aumento del dispendio energetico
Negli ultimi anni, i farmaci della classe GLP-1 — comercializzati con marchi quali Ozempic, Wegovy, Mounjaro e Zepbound — hanno trasformato la gestione clinica di obesità, diabete e steatosi epatica. La loro azione principale consiste nel ridurre l’appetito e la quantità di cibo assunta. Tuttavia, la marcata diminuzione del consumo calorico può comportare effetti collaterali gastrointestinali, oltre al rischio di una contestuale perdita di massa muscolare magra, esponendo i pazienti a una maggiore fragilità nel lungo termine.
Per affrontare questo limite, la ricerca ha rispolverato la sostanza 5-tetradecilossi-2-furoica (TOFA), una molecola identificata inizialmente negli anni ’70 e appartenente al gruppo degli inibitori dell’ACC. Sebbene diverse molecole di questa classe abbiano affrontato trial clinici senza arrivare all’approvazione a causa dell’aumento indesiderato dei trigliceridi nel sangue, il comportamento del TOFA si è dimostrato differente.
I risultati della sperimentazione nei modelli animali
Nello studio condotto dai ricercatori della Berkeley e pubblicato sulla rivista Science Advances, è emerso che il TOFA non si limita a bloccare la produzione dei lipidi, ma stimola anche i recettori cellulari PPARα e PPARδ, responsabili dell’attivazione dei geni che utilizzano i grassi come fonte di energia.
Durante i test sui topi obesi, la molecola ha aumentato il dispendio energetico dei soggetti fino al 18%, senza causare iperattività fisica o innalzamenti della temperatura corporea. Inoltre, la combinazione tra il TOFA e i trattamenti GLP-1 a base di semaglutide o tirzepatide ha evidenziato un effetto sinergico o additivo, potenziando il controllo del peso, della glicemia e dei trigliceridi.
I topi trattati con la molecola hanno mostrato una marcata riduzione del tessuto adiposo e un miglioramento dei marker della steatosi epatica, senza registrare un calo significativo della massa muscolare.
Le fasi successive e l’avvio della sperimentazione clinica
Nonostante gli esiti promettenti emersi nella fase pre-clinica, gli autori dello studio sottolineano che le verifiche sono state svolte unicamente su modelli animali. L’effettiva efficacia e il profilo di sicurezza nell’uomo restano da valutare attraverso appositi trial clinici futuri.
Per guidare lo sviluppo della molecola verso la sperimentazione clinica sui pazienti, i ricercatori hanno fondato la società ReRx Therapeutics, avvalendosi del supporto di incubatori dedicati alle scienze della vita dell’ateneo di Berkeley, tra cui Nucleate e Berkeley SkyDeck.
Ritenete che l’associazione tra farmaci che riducono la fame e molecole che accelerano il metabolismo possa rappresentare il futuro per la cura dell’obesità? Lasciate un vostro commento.































