A poche settimane dalla proroga del taglio delle accise da 17 centesimi al litro, il beneficio fiscale per gli automobilisti italiani è stato completamente assorbito dal rialzo dei prezzi dei carburanti. Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il prezzo medio del gasolio in autostrada è tornato a toccare i 2,173 euro al litro, raggiungendo esattamente la stessa quota registrata il 4 agosto. Con la misura d’emergenza in scadenza il 25 agosto, l’esecutivo si trova di fronte alla complessa decisione se intervenire nuovamente o lasciare che i rincari pesino interamente su consumatori e imprese.
- Il prezzo del gasolio in autostrada è risalito a 2,173 euro al litro, azzerando lo sconto fiscale.
- Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno spinto il petrolio a circa 90 dollari al barile.
- La Commissione Europea ha chiarito che gli sconti sui carburanti non rientrano nelle spese flessibili.
I dati del Mimit certificano la fiammata dei prezzi alla pompa
Sulla rete stradale ordinaria il gasolio in modalità self-service ha raggiunto una media di 2,099 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 1,994 euro. In autostrada, oltre al diesel salito a 2,173 euro, la benzina self ha toccato i 2,073 euro al litro.
I rincari delle ultime settimane hanno completamente neutralizzato l’intervento governativo da oltre 2,2 miliardi di euro destinato a contenere i costi energetici.
La rapidità di questo aggiustamento risiede nella struttura stessa del mercato dei carburanti. Come evidenziato dalle analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani (Cpi), esiste una spiccata asimmetria nella trasmissione dei prezzi: circa due terzi di un aumento del costo del greggio si scaricano sulla benzina entro tre giorni. Al contrario, in caso di ribasso delle quotazioni internazionali, servono circa 17 giorni affinché quattro quinti del calo si riflettano sul prezzo finale pagato dai consumatori.
Tensioni a Hormuz e scorte minime spingono il costo del greggio
All’origine della nuova impennata dei listini figurano le gravi tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz, nodo strategico per il transito energetico mondiale. I flussi di greggio e prodotti raffinati attraverso l’area sono crollati nella prima parte di agosto a poco più di 2 milioni di barili al giorno, contro gli oltre 18 milioni misurati in precedenza.
Questa contrazione dell’offerta ha stabilizzato il prezzo del petrolio Brent attorno ai 90 dollari al barile, segnando un incremento di circa il 50% da inizio anno. Nel quadro globale pesano inoltre le scorte statunitensi di gasolio, scese ai livelli più bassi degli ultimi trent’anni per questo periodo dell’anno, e un marcato aumento dei margini di raffinazione in Europa.
I vincoli di bilancio europei limitano i margini del governo
Di fronte alla scadenza della misura fissata al 25 agosto, Palazzo Chigi deve valutare dove reperire le coperture per un eventuale nuovo decreto. La decisione è resa più rigida dai chiarimenti giunti da Bruxelles: la Commissione Europea ha infatti specificato che le agevolazioni fiscali sui carburanti sono escluse dall’elenco dei sussidi finanziabili mediante la clausola di flessibilità sui conti pubblici da 14,4 miliardi di euro.
Questo significa che ogni ulteriore proroga dello sconto dovrà essere coperta direttamente dal bilancio dello Stato, senza poter deviare dal percorso di rientro dal deficit concordato con l’Unione Europea.
Le imprese e i trasportatori chiedono nuove tutele contro il carovita
L’assorbimento dello sconto ha riacceso le proteste delle categorie economiche. Rappresentanti di Confimprenditori e della Fapi hanno espresso forte preoccupazione per la tenuta dei settori dell’autotrasporto, della pesca e dell’artigianato, comparti nei quali il carburante costituisce una spesa fissa non riducibile che rischia di compromettere la tenuta di molte piccole realtà aziendali.
La situazione attuale si inserisce in un contesto strutturale di lungo termine. Secondo un’elaborazione del Codacons sui dati degli ultimi trent’anni, il costo della benzina in Italia è praticamente raddoppiato (+99,7%), passando da una media di 0,929 euro al litro nel 1996 agli 1,854 euro attuali, mentre il prezzo del gasolio è quasi triplicato (+176,6%), salendo da 0,730 euro agli oltre 2,019 euro al litro.
Ritenete che il governo debba rinnovare lo sconto sulle accise o destinare le risorse pubbliche ad altre forme di sostegno per imprese e famiglie? Lasciate la vostra opinione nei commenti.































