Da settimane l’aeroporto di Napoli Capodichino è il rifugio di un giovane che dice di chiamarsi Daniel, di avere 25 anni e di essere svedese. Non ha documenti né denaro, parla poco e offre un racconto frammentario del proprio passato. A sostenerlo sono le persone che lavorano nello scalo, mentre il console onorario di Svezia, Pierluigi Petrone, sta cercando di chiarire la sua identità. La vicenda emerge mentre l’aeroporto è chiuso per lavori alla pista destinati a durare per tutto il mese di novembre.
- Il giovane trova riparo al terminal degli arrivi e accetta il cibo che gli viene offerto.
- Il console onorario svedese ha ricevuto una segnalazione dal personale aeroportuale il 15 ottobre.
- Secondo il console, l’ambasciata sta lavorando per arrivare a una soluzione.
L’identità di Daniel resta da chiarire
Non è chiaro come il giovane sia arrivato a Napoli, né da quanto tempo si trovi esattamente nello scalo. Alcuni dipendenti riferiscono di averlo visto già durante l’estate; altri lo hanno notato soltanto a ottobre. A chi cerca di sapere qualcosa di più sulla sua provenienza, Daniel concede poca confidenza.
Il nome, l’età e la nazionalità sono quelli che il giovane riferisce: la sua identità resta da accertare.
«Mi ha raccontato poche cose, profondamente confuse», ha spiegato Petrone all’ANSA. Il console, che lo ha incontrato dopo la segnalazione ricevuta il 15 ottobre, sottolinea le difficoltà nel ricostruirne la storia. Non esclude che Daniel voglia tornare in patria, ma al momento non viene indicata una soluzione definita.
L’assistenza consolare serve, in generale, ad aiutare i cittadini di un Paese che si trovano in difficoltà all’estero. In questo caso, il nodo dell’identificazione è quindi sostanziale: chiarire chi sia Daniel permetterebbe di capire su quali basi organizzare un eventuale rientro, che resta un’ipotesi e non un esito annunciato.
I lavoratori dello scalo gli offrono un aiuto quotidiano
Nell’attesa, il sostegno arriva soprattutto da chi incrocia il giovane al terminal degli arrivi. «Non dà fastidio ed è una persona garbata», racconta chi lo vede nell’aeroporto. Daniel appare disorientato, chiede pochissimo e per mangiare accetta ciò che gli viene offerto. Petrone gli ha acquistato personalmente un giubbotto per proteggerlo dal freddo.
La permanenza nello scalo ha richiamato il film The Terminal, con Tom Hanks. Il paragone descrive però soltanto la cornice della vicenda: nel caso di Daniel restano da chiarire il passato, le circostanze dell’arrivo e la possibilità di un ritorno a casa.































