La Repubblica Democratica del Congo si prepara a ricevere 70.000 dosi del vaccino Ervebo attinte dalla riserva globale, nel tentativo di arginare la più rapida epidemia di Ebola mai documentata. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i suoi partner internazionali hanno approvato l’assegnazione per far fronte alla diffusione del virus Bundibugyo, un ceppo raro per il quale non esistono ancora vaccini o trattamenti specifici approvati. Il bilancio attuale conta già 5.208 casi confermati e 2.476 decessi in sei province orientali del Paese, con la maggior parte dei nuovi contagi registrata al di fuori delle reti di tracciamento.
- Il contingente include 50.000 dosi per gli operatori sanitari e 20.000 destinate a uno studio clinico di Fase 3.
- L’epidemia registra un tasso di mortalità medio del 47,5%, con picchi del 70% nella provincia del Nord Kivu.
- L’alleanza Gavi stanzierà 13 milioni di dollari complessivi per sostenere la logistica e le vaccinazioni sul campo.
Un’accelerazione per testare l’efficacia sul ceppo Bundibugyo
Il vaccino Ervebo è attualmente autorizzato per l’impiego contro il ceppo Zaire del virus Ebola, ma non specifica per la variante Bundibugyo responsabile del focolaio in corso. Tuttavia, i primi dati di laboratorio e sugli animali indicano che il siero potrebbe garantire un certo grado di protezione incrociata. Delle dosi destinate al Paese africano, 20.000 verranno utilizzate nell’ambito di uno studio clinico di Fase 3 per valutare l’effettivo impatto del vaccino sull’uomo contro questa specifica variante.
Le restanti 50.000 dosi saranno somministrate prioritariamente agli operatori sanitari e al personale di prima linea, seguendo le raccomandazioni del Gruppo Consultivo Strategico di Esperti sull’Immunizzazione (SAGE). Per coprire i costi di spedizione e le operazioni nelle aree ad alto rischio, l’alleanza globale per i vaccini Gavi erogherà rispettivamente 7 milioni e 6 milioni di dollari. L’assegnazione è stata deliberata dall’International Coordinating Group on Vaccine Provision a seguito della richiesta formale avanzata dal governo congolese.
La diffusione più rapida nella storia del virus
L’epidemia in corso nell’est del Congo si sta propagando a una velocità tre volte superiore rispetto alla grande crisi dell’Africa occidentale del 2014-2016, risultando la più rapida mai registrata nella storia di questo virus.
Secondo le ricostruzioni degli esperti, la circolazione del patogeno sarebbe iniziata nella città mineraria di Mongbwalu già nel mese di febbraio, ben prima della dichiarazione ufficiale dell’epidemia emessa dalle autorità il 15 maggio. Il tasso di letalità complessivo si attesta al 47,5%, ma la situazione appare ancora più critica in aree ad alto tasso di conflitto come la provincia del Nord Kivu, dove la mortalità sfiora il 70%.
L’impiego strategico di un vaccino sviluppato per una variante affine rappresenta una prassi fondamentale nelle emergenze sanitarie globali. In assenza di presidi medici mirati, utilizzare strumenti dotati di potenziale protezione incrociata consente di creare un argine immunologico attorno ai focolai più attivi, riducendo la mortalità tra il personale di soccorso mentre si conducono contemporaneamente le sperimentazioni necessarie per raccogliere evidenze scientifiche definitive.
Risposta umanitaria e priorità operative sul terreno
Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito l’assegnazione un esempio di solidarietà globale, ricordando che la crisi sanitaria nell’est della Repubblica Democratica del Congo rimane un’emergenza di rilevanza internazionale. In risposta al peggioramento della situazione, il governo di Kinshasa, sostenuto dalle Nazioni Unite, ha lanciato l’iniziativa denominata “Fiume Congo senza Ebola”.
Come riferito dal portavoce del Segretario Generale dell’ONU, Stephane Dujarric, la strategia sul campo si articola su cinque priorità immediate: triplicare la capacità di assistenza sanitaria in sicurezza, raddoppiare le squadre dedicate alle sepolture sicure e dignitose, rafforzare la sorveglianza epidemiologica, incrementare il sostegno alle fasce vulnerabili e intensificare il coinvolgimento delle comunità locali nel tracciamento dei casi.































