Amazon ha annunciato una massiccia espansione negli Stati Uniti del suo servizio di consegna tramite droni Prime Air, con l’obiettivo di coprire quasi 500 tra città e comuni entro la fine dell’anno. La mossa rappresenta un incremento di sei volte rispetto alla rete attuale, attiva in 11 siti distribuiti su dieci aree metropolitane. I velivoli autonomi del gruppo consegneranno articoli leggeri direttamente nelle abitazioni dei clienti, garantendo tempi di recapito compresi tra i 30 e i 60 minuti dall’acquisto. L’operazione punta a trasformare definitivamente una sperimentazione durata anni in un servizio logistico su larga scala.
- Il servizio Prime Air raggiungerà quasi 500 città statunitensi entro la fine dell’anno, moltiplicando di sei volte la copertura attuale.
- I droni possono trasportare pacchi fino a 5 libbre (circa 2,3 kg) con consegne previste tra i 30 e i 60 minuti.
- Amazon punta a raggiungere un milione di consegne totali via drone entro il 2026.
- In Italia la fase sperimentale prevista tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 è stata bloccata.
Un decennio di ostacoli e sperimentazioni dal primo annuncio
La storia delle consegne volanti di Amazon affonda le sue radici nel 2013, quando l’allora amministratore delegato Jeff Bezos svelò per la prima volta l’idea di una flotta automatizzata capace di recapitare piccoli ordini in meno di mezz’ora. Negli anni successivi, tuttavia, il progetto Prime Air ha dovuto affrontare una lunga serie di rallentamenti legati a vincoli normativi, difficoltà tecniche, tagli del personale e proteste da parte delle comunità locali coinvolte nei primi test sul campo.
A complicare il percorso di sviluppo sono stati anche diversi incidenti operativi, con droni che sono arrivati a impattare contro gru, cavi internet, giardini privati e persino un edificio residenziale. La svolta regolatoria è giunta solo nel 2024, quando le autorità americane per l’aviazione hanno concesso ad Amazon l’autorizzazione a effettuare voli su distanze più lunghe, permettendo al servizio di superare la fase strettamente sperimentale avviata nelle aree di Dallas e Phoenix.
L’espansione attuale sul territorio americano e le condizioni del servizio
La rete attiva comprende 11 centri operativi — ciascuno con un raggio d’azione di circa 175 miglia quadrate (circa 450 chilometri quadrati) — situati in metropoli come Phoenix, Tampa, Houston, Dallas, Detroit e Kansas City. Il piano di ampliamento immediato prevede l’ingresso nelle aree metropolitane di Chicago (Illinois), Atlanta (Georgia), Syracuse (New York), Cleveland (Ohio) e Boise (Idaho), a cui si aggiungeranno altre località nel corso dei prossimi mesi.
Dal punto di vista operativo, la consegna via drone è riservata a pacchi dal peso massimo di 5 libbre (circa 2,3 chilogrammi) e dalle dimensioni contenute all’interno di una grande scatola da scarpe. Per garantire la sicurezza in volo, i velivoli utilizzano il sistema autonomo «Detect-and-Avoid», progettato per monitorare lo spazio aereo ed evitare ostacoli in tempo reale, simulando l’attenzione di un pilota umano.
I clienti iscritti al programma Prime beneficiano della consegna gratuita via drone per ordini pari o superiori a 50 dollari (circa 46 euro), mentre per importi inferiori è prevista una commissione di 3 dollari (circa 2,80 euro); per gli utenti non abbonati il costo del servizio è fissa a 5 dollari (circa 4,60 euro).
I traguardi futuri e il mancato avvio del servizio in Italia
L’obiettivo dichiarato dal gruppo è di raggiungere il traguardo di un milione di consegne complessive effettuate via drone entro il 2026, posizionandosi in diretta competizione con realtà come Zipline — già attiva su quattro continenti con due milioni di consegne all’attivo — e Walmart, che ha recentemente esteso il proprio servizio aereo a 100 nuovi punti vendita negli Stati Uniti.
Se sul mercato americano la logistica aerea sta accelerando, in Italia la situazione si trova su un binario completamente diverso. L’avvio di una prima fase sperimentale di Prime Air nel contesto italiano, inizialmente ipotizzato con un numero limitato di utenti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, non è mai partito.
La sospensione del progetto ha sorpreso l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile), che aveva lavorato a stretto contatto con il colosso dell’e-commerce per definire le autorizzazioni e i protocolli di volo necessari. Secondo le ricostruzioni dell’ente dell’aviazione, lo stop sarebbe da ricondurre alle vicende finanziarie del gruppo, tra cui la chiusura di un lungo contenzioso con il Fisco italiano culminato nel pagamento di 511 milioni di euro avvenuto lo scorso dicembre.
Cosa ne pensate dell’uso dei droni per le consegne a domicilio? Vorreste vederli in azione anche nelle città italiane o temete problemi legati al rumore e alla privacy? Lasciate un commento per dire la vostra.































