Il gruppo agroalimentare Ferrero continua la sua forte espansione sul mercato statunitense, arrivando a generare negli Stati Uniti circa 3 miliardi di dollari di ricavi annui. Secondo quanto reso noto dall’azienda, il mercato americano rappresenta oggi circa il 15% del fatturato globale del gruppo, rispetto al 4% di un decennio fa. La crescita è il risultato di una strategia mirata di acquisizioni e investimenti industriali che ha visto il colosso dolciario investire oltre 5 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni per rilevare marchi storici e potenziare la produzione locale negli USA.
- I ricavi di Ferrero negli Stati Uniti sono passati da circa 600 milioni di dollari nel 2017 a circa 3 miliardi odierni.
- Negli ultimi cinque anni il gruppo ha investito oltre 5 miliardi di dollari in acquisizioni e infrastrutture negli USA.
- L’acquisizione di WK Kellogg per 3,1 miliardi di dollari ha portato in dote marchi celebri di cereali come Froot Loops e Frosted Flakes.
- I dipendenti in Nord America superano oggi le 5.000 unità, rispetto alle poche centinaia di dieci anni fa.
Un’espansione miliardaria sostenuta da acquisizioni chiave
L’offensiva commerciale di Ferrero negli Stati Uniti è iniziata nel 2017 con l’acquisto dello storico marchio di cioccolato Fannie May per 115 milioni di dollari. L’anno successivo, il gruppo ha rilevato le attività dolciarie di Nestlé negli USA per 2,8 miliardi di dollari, acquisendo brand emblematici come Butterfinger, Baby Ruth e Crunch. Successivamente, nel 2019, la società si è assicurata i rami biscotti e snack alla frutta di Kellogg’s, inclusi Keebler e Famous Amos.
La mossa più rilevante è avvenuta lo scorso febbraio con il completamento dell’acquisizione da 3,1 miliardi di dollari di WK Kellogg, la società nordamericana di cereali proprietaria di marchi quali Froot Loops, Frosted Flakes, Corn Flakes e Rice Krispies. Questa strategia punta a rilevare marchi consolidati per poi rilanciarli sul mercato. Per Ferrero, nota storicamente come un’azienda privata a proprietà familiare con radici piemontesi, l’integrazione di brand terzi di questo calibro rappresenta una forte diversificazione che implica anche la sfida di gestire settori nei quali la domanda ha mostrato segnali di contrazione, come quello dei cereali da colazione.
Negli ultimi cinque anni Ferrero ha destinato oltre 5 miliardi di dollari di investimenti al mercato nordamericano, arrivando a contare più di 50 marchi nel proprio portafoglio statunitense.
L’adattamento ai gusti americani e le innovazioni di prodotto
Oltre alle acquisizioni, il gruppo sta adattando l’offerta alle abitudini dei consumatori americani. Nel 2023 Ferrero ha aperto a Chicago un centro di ricerca e innovazione di circa 4.200 metri quadrati (45.000 piedi quadrati) dedicato a marchi come Keebler, Famous Amos e Fannie May. L’analisi delle abitudini locali ha evidenziato una preferenza degli americani per il cioccolato al latte e un forte apprezzamento per il burro di arachidi rispetto al mercato europeo.
Da queste indicazioni è nata Nutella Peanut, la prima variante di gusto della celebre crema negli ultimi 60 anni. Lo sviluppo del prodotto ha richiesto circa cinque anni di lavoro e un investimento di 75 milioni di dollari per realizzare una linea produttiva dedicata nello stabilimento di Franklin Park, in Illinois.
L’aumento della capacità produttiva sul suolo statunitense
La crescita delle quote di mercato è stata accompagnata da un potenziamento delle infrastrutture industriali. Nel 2024 la società ha inaugurato a Bloomington, in Illinois, il suo primo impianto di lavorazione del cacao in Nord America per rifornire brand come Kinder, Ferrero Rocher, Butterfinger e Crunch. Nello stesso sito sono stati investiti separatamente oltre 200 milioni di dollari per aggiungere la produzione di Kinder Bueno.
L’espansione ha avuto un impatto diretto sull’occupazione: la forza lavoro in Nord America conta oggi oltre 5.000 dipendenti, a fronte delle poche centinaia registrate circa un decennio fa. Questo impegno riflette la volontà del gruppo di diventare un attore centrale dell’industria alimentare americana, assumendo una presenza capillare nelle dispense delle famiglie statunitensi.
Cosa ne pensate della scelta di Ferrero di puntare così forte sui marchi della colazione americana? Lasciate un commento per condividere la vostra opinione.































