L’Unione Europea affronta una svolta decisiva per il futuro del proprio comparto agricolo. Nel mese di giugno 2026, l’UE ha adottato una nuova legislazione relativa ai vegetali ottenuti mediante alcune nuove tecniche genomiche (NGT), destinata a entrare pienamente in vigore dopo un periodo di transizione di due anni. Il nuovo quadro regolatorio distingue le piante in due categorie, esentando dai vincoli storici sugli organismi geneticamente modificati quelle che presentano mutazioni contenute o equiparabili a quelle naturali. La misura punta a modernizzare la produzione agricola europea di fronte alle sempre più pressanti sfide climatiche.
- La legislazione dell’UE divide le piante modificate con NGT in due distinte categorie regolatorie.
- I vegetali della Categoria 1 (NGT-1) saranno gestiti quasi come le piante tradizionali, mentre la Categoria 2 resterà sotto le norme OGM.
- L’editing genomico mirato permette di abbreviare i tempi della selezione convenzionale, che di norma richiedono tra 25 e 30 anni.
La distinzione in due categorie ridefinisce i vincoli normativi
La nuova regolamentazione comunitaria introduce un criterio di classificazione basato sull’entità della modifica genetica. La Categoria 1 (NGT-1) comprende le piante che hanno subito interventi limitati, del tutto simili a quelli che potrebbero verificarsi spontaneamente in natura o attraverso la selezione convenzionale. Per questi vegetali, l’Unione Europea ha stabilito un regime equiparato a quello delle colture tradizionali, ritenendoli sicuri per il consumo umano.
Al contrario, la Categoria 2 (NGT-2) raccoglie le piante prive di queste caratteristiche o che contengono DNA estraneo, mantenendole sotto la più severa normativa vigente sugli OGM. Come illustrato dal professor Jürgen Kleine-Vehn, docente di fisiologia molecolare delle piante, la differenza fondamentale tra le NGT e i vecchi metodi di mutazione indotta sta nella precisione: strumenti come CRISPR consentono di effettuare piccole modifiche mirate senza lasciare molecole estranee nella pianta finale.
Le modifiche introdotte con le tecniche NGT-1 sono molecolarmente identiche a quelle che possono verificarsi spontaneamente in natura o con la selezione tradizionale.
Dalla sentenza della Corte di Giustizia al quadro attuale
La necessità di aggiornare le norme europee nasce da un ritardo legislativo risalente alla fine degli anni 2010, quando le prime tecniche NGT sono emerse sul mercato. Nel 2018, una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva stabilito che tali organismi rientravano sotto la Direttiva OGM del 2001. Tale impostazione imponeva lunghi iter autorizzativi, valutazioni del rischio complesse e precisi obblighi di etichettatura, creando un intenso dibattito tra scienziati e legislatori.
Il percorso dei negoziati di trilogo ha infine portato al compromesso attuale. Dal punto di vista economico e sociale, il dibattito resta aperto sull’accesso alle tecnologie. Per la ricerca pubblica e i programmi di selezione di dimensioni minori, la semplificazione burocratica rappresenta una reale opportunità di sviluppo, sebbene rimanga centrale la gestione dei brevetti per evitare che la concentrazione del mercato avvantaggi unicamente i grandi gruppi agroalimentari.
La selezione accelerata risponde ai cambiamenti climatici
L’impatto di questa decisione sul settore agricolo si traduce principalmente in un’accelerazione dei tempi di sviluppo delle sementi. Creare una nuova varietà con la selezione convenzionale richiede solitamente tra i 25 e i 30 anni. L’editing genomico permette di velocizzare in modo significativo diverse fasi di questo processo, consentendo ai coltivatori di disporre in tempi più brevi di piante capaci di tollerare il calore, ottimizzare l’uso dell’acqua o resistere meglio alle malattie.
La de novo domesticazione permette di modificare poche caratteristiche pratiche delle piante selvatiche mantenendone intatta la naturale resistenza agli stress ambientali.
Tra le prospettive d’innovazione citate dagli esperti figura la cosiddetta domesticazione de novo. Questo approccio consiste nell’intervenire su parenti selvatici delle colture moderne, naturalmente resistenti a climi estremi o suoli poveri, correggendo tramite l’editing genico solo i difetti che ne rendono difficile la coltivazione o il consumo, come la resa ridotta o la presenza di sostanze amare.
Qual è la vostra opinione sul nuovo approccio dell’Unione Europea verso l’editing genomico in agricoltura? Ritenete sia un passo avanti necessario per la sostenibilità o un motivo di cautela? Scrivetecelo nei commenti.





























